Caro Radja, la Roma si discute (e si ama)

Gli applausi, le urla di gioia e il calore dei tifosi non devono esserci a priori: sono valori da conquistare sul campo. Spesso la Roma gioca male, e no: non va incitata a prescindere. Se sbaglio e il mio direttore mi sostiene a priori mi accontento, non miglioro, non ho l’ambizione a superare l’ostacolo. Se Totti entra e l’Olimpico lo acclama è perché si è conquistato in 25 anni di carriera una riconoscenza introvabile altrove. È un monumento, un totem, un campione che ancora cambia la storia in campo e che giustamente accende gli spalti.

Radja

Quando Nainggolan, nel corso della presentazione di una nuova partnership commerciale con lo sponsor EZTrader, sostiene: “I tifosi avrebbero potuto sostenerci anche nel primo tempo” non solo dimentica il caso curve – all’Olimpico manca lo zoccolo duro della tifoseria ‘inarrestabile’ – ma a suo modo avalla il celebre (quanto infausto) motto: “La Roma non si discute, si ama”.

In quasi 90 anni di storia, incitandola a prescindere, i tifosi hanno avuto in cambio poche soddisfazioni in bacheca. Non cito l’Atalanta in Coppa Italia pochi mesi prima del nostro terzo Scudetto, eppure la strigliata (nella vita così come nel calcio) incita sempre a superare i propri limiti, carattere permettendo.

Allora si tiri fuori la grinta, in accordo con le richieste d’aumento di ingaggio e revisioni contrattuali. Si obblighino i tifosi ad alzarsi in piedi per una propria giocata e non solo per festeggiare il Totem. Si costringa una piazza a esultare con spontaneità ad ogni vittoria, giorno dopo giorno, conquistata col sudore sui ciuffi d’erba. E non si perda tempo. L’Olimpico langue e il calcio – quello a “una certa maniera”, fatto di borghetti e panini con la frittata – sta lentamente tramontando passando il testimone al business, quantomeno attuale.

Finché una tifoseria martoriata si alza in piedi per l’ultimo Capitano della nostra Serie A problemi non ce ne sono. Se il carattere debole ne risente in quel caso sì, nasce un problema. Perché la Roma, come qualsiasi altra entità a noi cara, va discussa e spesso anche criticata. Proprio perché è l’amore a ordinarlo.

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