Di Maio e la grammatica italiana: una battaglia persa

Col suo post di denuncia nei confronti di ignoti a proposito di una manipolazione del testo sulla pace fiscale, il ministro del lavoro Luigi Di Maio calpesta – nello stesso momento – la dignità di maestri e professori che insegnano l’analisi del periodo nelle nostre scuole, degli studenti che compiono sforzi per imparare la grammatica italiana e dei cittadini che si informano ogni giorno per evitare di cadere in complottismi di ogni sorta.

Non si manca di rispetto a una categoria politica ma alla cultura della gente, educando – letteralmente – all’analfabetismo funzionale.
Una deriva simile è intollerabile: le gaffe passano ormai in sordina, l’incompetenza diventa abitudine e l’impreparazione una regola.

Neanche la peggior sinistra, pur avendo avuto enormi responsabilità nell’attuale panorama politico, è mai arrivata così in basso.
Persino il ‘berlusconismo’, nella sua perfida matrice demagogica, ha sempre mantenuto una dignità di lessico.
Siamo alla preistoria mediatica, alla comunicazione da bar dello sport: alla morte definitiva del concetto primordiale di “politica”.

Miracolati al comando dell’Italia.
Spero io nel miracolo di uscirne indenne.

Precedente Il distrattore di massa Successivo È tempo di assumersi le proprie responsabilità