È tempo di assumersi le proprie responsabilità

Non serve ricordare ai lettori di questo blog quanto Virginia Raggi, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio abbiano preso in giro l’amministrazione Marino sulle questioni più o meno gravi di Roma: dai rifiuti alle fogne, passando per la Panda rossa e i famigerati scontrini in grado di costringerlo alle dimissioni. Non serve neanche ricordare come il Movimento Cinque Stelle abbia fondato il proprio successo politico su una spinta popolare di estrema rottura con il passato politico italiano, ritenuto colpevole – non lo neghiamo – delle sorti attuali del nostro paese. Non serve ricordare, appunto. Perché il web non dimentica mai e al primo acquazzone autunnale riesuma tweet e dichiarazioni oggi rivedibili, ma all’epoca capaci di trascinare l’attuale giunta a una vittoria plebiscitaria, quasi inedita per numeri.

Proprio per questo, a un anno e mezzo dal suo insediamento, quella stessa giunta ha il dovere di assumersi le responsabilità del caso. Perché non può essere sempre e solo colpa delle amministrazioni precedenti se le questioni più gravi della Capitale d’Italia restano irrisolte o, in determinati casi, in netto peggioramento. Non può essere colpa di Marino se negli ultimi venti mesi non c’è stata la minima manutenzione di tombini e fogne, intasate da rifiuti, foglie e piante.

Quelle che per i grillini, un tempo, erano tematiche su cui ironizzare oggi rappresentano le sfide più difficili di un sindaco, la Raggi, completamente fermo al 2016. ‘Siamo subito intervenuti con volontari, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Polizia Locale, e squadre del Simu e dell’Ama’, recita un post del sindaco pentastellato, confermando un trend tutto italiano: interveniamo, sì, ma una volta verificatasi l’emergenza. Nulla – sottolineiamo: nulla – è stato fatto per impedire o quantomeno alleviare l’emergenza prevista. In alcune zone della città – tuscolano e prenestino su tutte, senza prendere in considerazione le periferie – le condutture sono arrivate alla saturazione e questo comporta un riversamento all’esterno di liquami. Quando cade un po’ più pioggia di quella normale, la città si allaga completamente creando non pochi disagi alla circolazione.

È bene sottolinearlo: la questione è storica, la rete fognaria è vecchia e l’ultimo grande intervento risale agli anni a cavallo del 2000. La Cloaca Maxima d’origine antico-romana, per esempio, è ancora operativa nel tratto terminale; mentre è con il piano organico degli anni ’70 che è stata pianificata la rete attuale. Risolvere criticità simili è impresa ardua per ogni giunta, di qualsiasi colore essa sia. Ma il punto è un altro: cosa sta facendo l’attuale amministrazione per invertire una tendenza così drammatica? ‘Il possibile’, ha dichiarato la Raggi un anno fa dopo l’ennesima domenica di maltempo. Che però – è evidente – non basta. Se la sua giunta è salita al potere per portare il cambiamento allora lo si provochi a gran voce: si pretenda un restauro totale della rete fognaria capitolina, perché per questo i pentastellati hanno vinto le elezioni. Per cambiare una città splendida ai minimi storici della sua dignità. Ma nel frattempo, qui, tutto è tremendamente identico a prima.

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