La sinistra italiana deve liberarsi di Matteo Renzi

Con un governo come quello di Matteo Salvini e Luigi Di Maio – tra capri espiatori, promesse non mantenute e fake news – ogni politico all’opposizione avrebbe stappato una bottiglia di champagne pronto a raccogliere manciate di consensi in vista delle successive elezioni. Le condizioni interne del Partito Democratico sono invece tutt’altro che floride, straziate dall’ancor scottante ondata di renzismo e da una rottamazione più che mai suicida, in grado di annientare non solo le diverse correnti interne ma finanche l’animo stesso del principale partito italiano di sinistra.

Come sottolineato da Enrico Mentana sul suo profilo Facebook, la formazione renziana ha deciso praticamente tutto negli ultimi anni, mancando di fatto l’appuntamento con l’annunciata mutazione politico-culturale promessa in campagna elettorale:

OCCASIONI MANCATE – Il Jobs Act, sfida principale del governo Renzi, s’è rivelato essere un clamoroso autogol sul piano diritti dei lavoratori. L’abolizione dell’articolo 18 a favore dei contratti a tutele crescenti ha contribuito ad aumentare una forte frattura tra l’elettorato di sinistra e la figura dell’allora premier, più intensa rispetto a quella verificatasi in occasione del Patto del Nazareno. La buona scuola, altro pallino dell’ex sindaco di Firenze, ha gettato gli istituti di tutt’Italia nel caos più assoluto«L’opposizione massiccia di insegnanti e sindacati, poi il malessere nelle scuole dopo l’approvazione, e infinescrive Mauro Piras per l’Internazionale – la cosa peggiore: una tornata gigantesca di trasferimenti che ha fatto piombare l’inizio dell’anno scolastico 2016/2017 in una confusione generale, con girandole di docenti, ritardi spaventosi nelle nomine, classi scoperte fino a dicembre. La sensazione diffusa è di un fallimento totale». Riforma Madia esclusa – ritenuta incostituzionale dalla Consulta -, entrambi i casi citati non hanno di fatto causato grossi passi indietro nelle logiche del Belpaese, ma a fronte di una rivoluzione annunciata – spesso con toni arroganti – la delusione è stata enorme. L’eccezionale ondata di voti ottenuta alle Europee del 2014 finisce così per sparire di anno in anno, consegnando sempre più ai Cinque Stelle il ruolo di prima forza politica italiana.

VERSO LA DISFATTA – Pur avendo promesso di abbandonare la politica in caso di vittoria del no sul referendum costituzionale, Renzi ha presentato le dimissioni da premier e non da segretario del partito. Lo ha fatto temporeggiando e, soprattutto, ricandidandosi alle successive primarie, scatenando così ulteriori scissioni dopo quella di Pippo Civati. Nasce Liberi Uguali, capeggiata dagli ex presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso, cui fa seguito il rilancio di Sinistra Italiana da parte di un altro ex: Stefano Fassina. Del PD è rimasto poco e niente: pochi mesi dopo la sconfitta a Roma per mano di Virginia Raggi, Paolo Gentiloni ha tentato di arginare il pesante dissenso nei confronti del terzo governo democratico di fila, battezzato dal neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La linea mediatica – moderata e più in linea con il delicato momento vissuto dal paese – ha portato l’ultimo mandato piddino a risultare tra i più apprezzati. Non abbastanza, però, da evitare la disfatta delle Politiche 2018.

COME RIPARTIRE? – Sconfitto da Presidente del Consiglio, da segretario di partito (due volte) e da candidato premier, l’ex leader democratico continua a fare ostinatamente opposizione dal suo profilo Twitter, manifestando pensieri talvolta condivisibili ma totalmente privi di credibilità. Il leader della Lega, Matteo Salvini, è riuscito – più del suo omonimo – a catalizzare tramite i social un seguito pazzesco, alimentato da campagne discriminatorie e informazioni inesatte ma capace di trascinare il carroccio a un solo punto percentuale dal Partito Democratico. Il Movimento Cinque Stelle, costretto a smentirsi su decine di cavalli di battaglia – tra cui il reddito di cittadinanza e l’alleanza coi leghisti – continua a incassare colpi in quanto “non responsabile dei disastri precedenti”. Appare ormai evidente un’inevitabile necessità per il mondo della sinistra italiana: ripartire senza Matteo Renzi formando un nuovo, grande partito d’opposizione è l’unica soluzione possibile in un paese avvelenato dalla feroce propaganda leghista e dalla complicità pentastellata. Un processo lento e prevedibilmente complesso, ma quantomai urgente per ridar voce a una fetta di elettori attualmente rappresentata da artisti, intellettuali e giornalisti di spicco, ma orfana di un sistema solare nella caotica galassia politica italiana.

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