L’arena del Piccolo America a Trastevere, quando il cinema può risvegliare il cuore di Roma

A piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, c’è un grande schermo bianco.

Ogni sera, dal 2 giugno al 30 di luglio, si proiettano film di ogni genere: drammatici, comici, cartoni animati, italiani e stranieri, per grandi e piccini. È quella che molti chiamerebbero la magia del cinema, con una breve parentesi finale: all’aperto. Quella magia che ha raccontato Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso”, ad esempio. Quella magia che, troppo spesso, è scomparsa dai libri di storia dei nostri ricordi. Ecco, proprio Tornatore c’è stato a piazza San Cosimato, e ai ragazzi dell’ex America Occupato ha raccontato l’entusiasmo, la felicità e (perché no) l’orgoglio di vedere “tante sedie portate da casa” in piazza, per ammirare di nuovo un film datato 1988.

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E mentre il New York Times denuncia i disagi di Roma e la giunta Marino crolla sotto l’inefficienza capitolina, c’è una piazza che vive e si emoziona, quasi vivesse una storia a sé, come nei migliori film. E i registi – oltre ai ragazzi dell’America – sono pure di un certo calibro: TornatoreNanni Moretti, Matteo Garrone, Valerio Mastrandrea, Ernesto Assante e tanti altri hanno visitato Trastevere elogiando il lavoro di chi ha organizzato e la passione di chi, su una sedia o per terra, ha vissuto l’emozione di un film all’aperto. Alle spalle del grande schermo bianco di piazza San Cosimato, però, non c’è solo cinema. C’è anche il bene per Roma, per le persone che la vivono e – soprattutto – che vorrebbero viverla meglio. A precedere ogni film, ad esempio, c’è questo spot. Vecchio, ma sempre attuale:

Grazie all’America vive non solo Roma, ma anche la comunità di Trastevere, troppo spesso ridotta a dover sopportare gli schiamazzi di chi, fino a pochi mesi fa, a S. Cosimato andava solo per far baccano. Abitanti e commercianti, insieme, possono godere di centinaia di ragazzi, incantati dal silenzio assordante dell’arena, interrotto solo da dialoghi intramontabili, colonne sonore da Oscar e dalle voci di attori che hanno commosso generazioni intere. E se per simboli del calibro di Carlo Verdone (“La bellezza di Roma è sparita”) e Gigi Proietti (“Roma è una città estranea a se stessa”) la città è ormai svilita, uno schermo può fare da faro nel buio. La delicatezza, la cura e la passione che c’è dietro un proiettore valgono più di una grande opera. L’America lo ha dimostrato, e continua a dimostrarlo ormai da due anni nonostante la chiusura del cinema, ormai sgomberato dallo scorso settembre. Il 30 luglio l’arena chiude i battenti, ma l’annuncio è presto fatto: le proiezioni continueranno anche fuori Roma, e saranno integrate con altre attività culturali.

A piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, c’è un grande schermo bianco. Chissà che, con un pizzico di pazienza, non possa rivoluzionare il nostro modo di pensare Roma.

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