Matteo Renzi ha ragione

Dopo settimane di mugugni e voci di palazzo Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha ritirato la sua delegazione di partito al governo aprendo la crisi del secondo governo Conte. L’ex segretario del Partito Democratico, nella conferenza indetta nel tardo pomeriggio di oggi, ha criticato duramente la gestione della pandemia del presidente del Consiglio, i contenuti del piano per utilizzare i fondi europei per riprendersi dalla pandemia e soprattutto l’opposizione al MES. Escludendo un accordo con il centrodestra non ha escluso una trattativa per un Conte-ter, sostenuto dall’attuale maggioranza o da un’altra.

Il leader di Italia Viva ha aperto oggi la crisi del secondo governo Conte

Con una semplice mossa ha scatenato una serie di effetti più o meno interessanti, altri devastanti. Partiamo dal tornaconto personale (lecito, nel gioco della politica): dare un senso al suo partito, fermo al 2% da molto tempo e senza particolari prospettive; conquistare una fetta d’elettorato lontana dal Partito Democratico e scettica nei confronti dei personalismi di Carlo Calenda; infine sferrare il colpo di grazia al Movimento Cinque Stelle ormai storicamente privo di leader. Le conseguenze rischiose non mancano e risiedono tutte nelle intenzioni delle attuali opposizioni: Meloni e Salvini durante la pandemia non hanno mai indietreggiato nei sondaggi e da oggi tornano a reclamare a gran voce elezioni immediate. La minaccia populista, pesantemente allontanata con la dialettica dell’attuale team di governo, rischia di tornare prepotentemente a far pressione sulle debolezze del popolo.

È rispettoso nei confronti degli italiani aprire una crisi di governo durante una pandemia? Sì se porta a una scelta migliore dei protagonisti che guideranno il paese in un momento di ricostruzione post-bellica. Sì se provoca una maggiore consapevolezza del peso che i sostegni europei dovrebbero avere negli anni a venire. Sì se l’ascesa di Giuseppe Conte sembra essersi fermata a luglio, con la riapertura affrettata delle discoteche e la sequela di leggerezze commesse di mese in mese. Sì se evita elezioni immediate in grado di regalare la maggioranza alla destra antieuropeista. Sì se i cittadini che oggi insultano Italia Viva ieri si accanivano contro l’attuale esecutivo, incapace – loro detta – di curare la nazione. Sì se Matteo Renzi, al contrario del passato, si dimostrerà abile a guidare un paese in netta difficoltà senza le sue armi migliori: la retorica e la sfacciata, costante contraddizione ideologica.

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