Nessuno ha a cuore la Palestina

Il dato storico è noto: meno di un secolo fa le Nazioni Unite piazzano Israele al centro di terre altrui. Molti popoli non la prendono bene e dichiarano guerra alle istituzioni israeliane trovando un unico epilogo nei decenni: la sconfitta. Innescare un meccanismo di restaurazione oggi, 2021, non solo è impossibile a livello sociale ma persino ridicolo sul piano diplomatico. Economicamente e culturalmente i palestinesi hanno perso e spesso venduto quelle terre, smarrendone il controllo e pure l’anima oggi incastonata nei processi evolutivi del governo Netanyahu.

I resti di un edificio di Hamas colpito dai razzi israeliani, Gaza, Striscia di Gaza, 11 maggio (AP Photo/Khalil Hamra)

Hamas è un gruppo palestinese di carattere paramilitare che non vuole prendere atto della superiorità avversaria: continua a lanciare razzi sui nemici quasi mai colpendoli al cuore, ma anzi scatenando reazioni avverse di doppia potenza e tripla efficacia. Loro obiettivo – da statuto – è quello di tornare alla condizione precoloniale e istituire uno Stato palestinese. Utopia. Cosa ottengono con simili, amatoriali attacchi? Perdita di ulteriori terre, rischio di nuovi scontri nella Striscia di Gaza e soprattutto morte.

A perdere la vita in questi scontri sono soprattutto civili palestinesi: solo negli ultimi giorni 28 di loro avrebbero perso la vita, di cui nove bambini. Nessuno in Europa sembra davvero volersi curare di un massacro che prosegue da decenni e che andrebbe frenato con una serie di trattative diplomatiche di estrema delicatezza, a partite dalla condizione di Hamas. I fondi destinati a strategie belliche di dubbia efficacia (e moralità) andrebbero dirottati immediatamente nella cura del territorio, accompagnando tale processo con un netto ridimensionamento della propaganda sionista che solo lo scorso lunedì portava il governo ad approvare una marcia nazionalista per commemorare a Gerusalemme la conquista dei territori palestinesi. Uno sputo in faccia.

Civile convivenza, dovrebbe essere questo intento non solo di entrambe le parti politiche e militari in causa ma anche dei grandi attori dell’occidente, da troppo tempo complici e ciechi di fronte un genocidio di serie B. Poi esistono i cittadini, spesso persi nel vizio del tifo calcistico e offuscati da disinformazione e tanta indifferenza.

Precedente Sfondare la barriera del "perché sennò" Successivo Viva il green pass