L’ex deposito STEFER: da simbolo a mostro dell’Appio-Latino

La STEFER (Società delle Tramvie E Ferrovie Elettriche di Roma) nasce alle porte del Novecento – novembre del 1899 – con il fine di gestire l’intero esercizio di linee tranviarie ed interurbane in quel di Roma e – solo successivamente – dintorni. Nasce per mano dell’America e di una sua società, la Thomson-Houston, già celebre in Francia grazie agli elettrotreni della metropolitana di Parigi, le Sprague. Nell’Italia monarchica, alle porte del ‘900, la STEFER non pensava in grande. Eppure, la costruzione di una rete di Tramvie Interurbane nella Zona dei Castelli Romani, spinse la società ad ampliarsi, appropriandosi della tratta Roma-Lido e Roma-Frosinone, arrivando a muoversi su un raggio d’azione a dir poco ampio nella Roma del dopoguerra. Nel ’55 l’apoteosi: la linea B della metro romana è l’apice dell’operato STEFER, sempre più leader del trasporto pubblico romano. Nel Novembre del ’76, però, viene inglobata in un’unica azienda che unisce le società di trasporto extraurbano del Lazio: l’ACOTRAL (Azienda COnsortile Trasporti Lazio). Così, in modo crudele ed inaspettato, cala il sipario sul nome della STEFER e sul suo prestigio.

Il deposito STEFER, prima della demolizione

IL PROTAGONISTA – Il sipario, però, non cala su quello che da sempre è stato – e continua ad essere – il simbolo della società: il deposito di Via Cesare Baronio, nel quartiere Appio-Latino. L’edificio, luogo caro a Fellini (vi registrò alcune scene di Roma), sorge ad inizio secolo, e per oltre la metà del ‘900 è il simbolo prima del “boom” (se così lo si può definire) d’inizio secolo, poi del miracolo economico degli anni ’60.

IL NULLA – Con la fine della STEFER si conclude anche la storia del deposito, prima lasciato a sé stesso poi, in tempi sospetti e non troppo lontani, demolito. I capannoni interni, del tutto rasi al suolo, han lasciato il posto ad una distesa di terra, vittima, nei decenni, di delibere, ricorsi e progetti mai iniziati, che di quel deposito infangano solo la storia e il prestigio. Nel 1987 il Consiglio Comunale di Roma delibera la trasformazione dello stesso nel mercato coperto “Appio I”, al tempo – ma ancor oggi – situato in quel di Via Francesco Valesio, zona di Ponte Lungo. Ma i lavori non partono. Per il Corriere della Sera, addirittura, l’ex deposito:

verrà trasformato in un centro commerciale da 7.000 metri quadrati, dove troveranno posto tra l’ altro il mercato rionale dell’Alberone, un ristorante, uffici, negozi e spazi per attivita’ socio culturali. Nel primo piano interrato verra’ inoltre realizzato un parcheggio con 205 posti auto.

INCOGNITA – La rivalorizzazione del “vuoto”sull’Appia, seppur presa in considerazione – si fa per dire – sia da Rutelli prima, che da Veltroni poi, sembra perdersi oggi in un’illusione o peggio: nell’ennesima presa in giro. Il cartello dei lavori, ormai da nove anni, recita: “Restauro conservativo dell’ex deposito STEFER per la realizzazione di un centro polivalente ed il trasferimento nel suo ambito del mercato rionale in Via Appia Nuova“. Alcune gru sono oggi presenti sul cantiere, eppure di notizie chiare o di obiettivi ben precisi non si è mai parlato pubblicamente. Nuovo mercato, parcheggio o centro commerciale?  Si accumulano domande al ’76, eppure – nella Capitale d’Italia del 2013 – scarseggiano ancora le risposte.

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