L’ora più buia

L’ora più buia

Ieri mattina a palazzo Chigi si è tenuta la cerimonia per il passaggio di consegne tra il presidente del Consiglio uscente, Mario Draghi, e la leader di Fratelli d’Italia e nuova presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo uno scatto di rito, Draghi e Meloni si sono confrontati in un lungo colloquio riservato durato circa un’ora e mezza. Al termine dell’incontro c’è stata la “cerimonia della campanella” e alle 12:30 la prima riunione del Consiglio dei ministri del nuovo governo. È quindi realtà ciò che, per molti amanti della politica da bar, sarebbe dovuta essere una nuova marcia su Roma cent’anni dopo quella vera. Il primo esecutivo di destra (né centro né estrema: destra e basta) compie oggi i suoi primi passi dopo una lunga e travagliata fase di costruzione, colma di conflitti interiori e ideologie dissimili, dialoghi mancati e tregue conquistate in extremis. La coalizione è meno coesa del previsto e lo si vede da subito: le campagne elettorali dei tre partiti si differenziano per tono, stile e contenuti. Matteo Salvini, leader della Lega, contiene a fatica i malumori interni e ripropone alcuni cavalli di battaglia. Silvio Berlusconi, storico presidente di Forza Italia, investe sui social network e dimentica la realtà (travisandola, come emerso dagli audio rubati sul conflitto russo-ucraino). Giorgia Meloni, attiva sin da piccola nelle sezioni di quartiere e divenuta ministro per la prima volta nel 2009, lascia litigare gli altri e ogni tanto spara sulla croce rossa (Enrico Letta, nello specifico). Porta a casa il trionfo suo e del partito fondato dieci anni fa schivando molte pallottole e sotterrando molteplici scheletri nel cassetto. Vince e si prende il palcoscenico con buona pace di tutti, anche se fuori dai palazzi che ospitano le istituzioni l’aria è piuttosto pesante. Verosimilmente, per il primo premier donna d’Italia, scatta ora l’ora più buia.

Italian President, Sergio Mattarella, and Italian Prime Minister, Giorgia Meloni, during the swearing-in ceremony of the new Italian Government, at Quirinal Palace, Rome, Italy, 22 October 2022. ANSA/FABIO FRUSTACI

L’Italia e il mondo oggi

Ma quale contesto politico e finanziario attende oggi il primo governo di questa nuova legislatura? Tutt’altro che sereno. Partiamo dall’economia: nell’area dei paesi che adottano l’euro, la cosiddetta “Eurozona”, l’inflazione a settembre ha raggiunto per la prima volta la doppia cifra ed è arrivata al 10 per cento su base annua, in aumento rispetto al 9,1 di agosto, secondo Eurostat. Significa che il livello generale dei prezzi è aumentato di un decimo in un anno: se a settembre 2021 un bene costava 100 euro, oggi ne costa 110. Una prima conseguenza: l’aumento delle bollette. Secondo gli ultimi dati disponibili di Arera, il prezzo pagato dal consumatore finale è aumentato del 75% rispetto a gennaio 2021, dopo aver toccato il picco all’inizio dell’anno con un aumento del 94%. Negli ultimi decenni l’Italia è diventato uno dei Paesi europei con il più alto debito pubblico, che oggi ammonta a circa 2700 miliardi di euro: circa 46 mila euro a testa. Stando ai dati Istat, nel 2020 ben 120 mila italiani hanno spostato la propria residenza all’estero (31mila sono laureati, circa un quarto). Quelli che restano non se la passano bene: siamo tra i paesi con la percentuale più alta di persone che, pur lavorando, sono a rischio povertà. I cosiddetti “working poor”. Nel 2021, infatti, più di un lavoratore occupato per almeno metà anno su 10 era a rischio povertà. Se guardiamo all’Europa, siamo dietro solamente a Romania, Lussemburgo e Spagna. Una condizione che peggiora le già critiche condizioni della nostra scuola e degli insegnanti, i cui stipendi risultano inferiori alla media OCSE, con un salario annuale di partenza di circa 28.500 euro. Dopo 15 anni di lavoro – nonostante gli scatti di anzianità – i nostri docenti hanno uno stipendio medio di circa 34.200 euro, decisamente inferiore ai 41.550 della media OCSE. Le strutture in cui lavorano invecchiano perfino peggio. Ben 3 su 4 edifici scolastici oggi hanno più di quarant’anni e la loro manutenzione stenta spesso a ingranare. Da anni gli stessi studenti si stanno mobilitando per questa causa: inagibilità di bagni e rampe di scale, inattività di riscaldamenti o sistemi di aerazione; per non parlare del crollo dei soffitti, della fuoriuscita delle tubature, dell’allagamento di intere aule e corridoi. 

Diritti e geopolitica

Sui diritti civili l’Italia ha le leggi (o quasi) ma non le fa rispettare: esistono almeno 31 strutture con il 100% di obiettori di coscienza tra ginecologi, anestesisti, infermieri e assistenti sanitari ausiliari. Sotto questo aspetto la legge sull’aborto viene violata, perché specifica che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenute in ogni caso ad assicurare che l’interruzione volontaria di gravidanza si possa svolgere, vietando quindi l’obiezione di struttura. Questa situazione comporta molti disagi per le donne che intendono abortire, obbligandole di fatto a spostarsi in un altro Comune – se non in un’altra Regione – per accedere al servizio. Capitolo geopolitica: Putin continua ad attaccare l’Ucraina uccidendone civili e devastandone l’economia. Solo sabato mattina l’esercito russo ha compiuto una serie di attacchi missilistici contro le infrastrutture energetiche di diverse regioni ucraine, provocando interruzioni di corrente in più punti del paese: i missili lanciati dalla Russia sarebbero 33 e l’esercito ucraino sostiene di averne abbattuti 18. Per diverse ore fino a 1,5 milioni di edifici sono rimasti senza elettricità, sempre secondo le stime del governo locale. L’Unione Europea, sanzioni a parte, si ritrova inerme a leccarsi le ferite. Meloni si dice nel patto atlantico, Salvini e Berlusconi – a loro modo entrambi amici dell’attuale leader sovietico – mancano di forti condanne pubbliche.

Le sfide 

I più perfidi analisti dubitano della nuova squadra di governo perché inesperta o poco abituata ai tavoli diplomatici. Eppure in quanto all’età media il quadro è tutt’altro che scarso: 60 anni. Secondo YouTrend prevalgono i 60enni (12) ma di pochissimo sui 50enni (10). Solo 3 invece i 40enni: Giorgia Meloni (45), Matteo Salvini (49) e Alessandra Locatelli (46). Come appartenenza parlamentare ci sono 9 senatori: Salvini, Zangrillo, Santanchè, Bernini, Ciriani, Calderoli, Casellati, Musumeci e Urso. Tutti gli altri, ad eccezione di 6 non eletti (Piantedosi, Calderone, Valditara, Sangiuliano, Schillaci, Abodi) e di Locatelli, che è assessore in Lombardia, oltre ai 2 ex parlamentari come Crosetto e Mantovano, sono deputati. Su 26 componenti del governo – al netto di Meloni e Mantovano – per quanto riguarda la provenienza partitica, ci sono 5 ’tecnici’, 9 di Fratelli d’Italia, 5 di Forza Italia e 5 della Lega. Come previsto alcuni protagonisti dell’ampia scena berlusconiana dei primi anni duemila tornano trionfanti sul palcoscenico, Ignazio La Russa su tutti (ex Ministro della Difesa oggi Presidente del Senato). La scelta di Meloni è strategica, unire la vecchia guardia a una più moderata capitanata dal numero due della Lega nonché suo leader nascosto e neo Ministro dell’Economia: Giancarlo Giorgetti. Giovedì la Banca centrale europea varerà il secondo maxi aumento consecutivo dei tassi d’interesse da 0,75% e per il governo tutto ciò avrà conseguenze pesanti. Sarà fondamentale difendere imprese e famiglie schiacciate dalla crisi energetica che non sparirà presto malgrado gli accordi europei e il recente abbassamento dei prezzi. Ma soprattutto andrà rassicurata la fiducia dei creditori nazionali ed esteri, di cui l’Italia è dipendente.

L’opposizione 

Banalmente gli sconfitti restano a guardare, tra timide dichiarazioni di resistenza e alcuni accorati appelli. C’è chi si appiglia al pericolo fascista o ai refusi del neo Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana (“inpiegato” invece di “impiegato” su un documento di qualche anno fa), dimenticando quanto simili scorciatoie abbiano portato solo a una tremenda sconfitta. Altri, Carlo Calenda su tutti, tendono a non drammatizzare (“La destra non toccherà i diritti, non liberalizzerà l’economia, non abolirà il RDC, metterà più soldi per le pensioni. Praticamente farà le stesse scelte che farebbe la sinistra. Più soldi pubblici e poche riforme. Lo scontro tra dx e sx sarà sulle parole, non sui fatti”). I Cinque Stelle, reduci da un difficilmente interpretabile 15% alle elezioni, restano appesi alla miglior leadership comunicativa degli ultimi mesi: quella di Giuseppe Conte. Ambientalismo e diritti i primi capitoli del suo registro comunicativo, oltre c’è ben poco. L’identità del Movimento che avrebbe dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e del “vento cambiato” sembra essersi dissolta negli anni. Regge però il valore del reddito di cittadinanza, tanto contestato dall’attuale maggioranza – Fratelli d’Italia in primis – ma forse troppo cruciale in termini di gradimento da essere abolito. 

Quando a salire sul trono della democrazia è un politico che ha sempre seduto su quello dell’opposizione la pressione è enorme, così come la percentuale di possibili passi falsi. È vero: l’ora più buia arriva adesso ma l’augurio è che, sotto la supervisione del Presidente Sergio Mattarella, diventi l’ora più luminosa nell’interesse degli italiani. La possibilità di splendere c’è tutta: il centrodestra avrà un’ampia maggioranza sia alla Camera (fissata a 201 seggi) che al Senato (101 seggi – qui la distanza con l’opposizione è però minore). Con i numeri non è tutto possibile, ma più facile certamente. È il tempo delle ambizioni e delle capacità, un cocktail che – complici le immissioni del Pnrr – potrebbe segnare l’inizio di una nuova epoca. Abbracciamola davvero.

Pubblicato da riccardocotumaccio

Speaker, autore, giornalista e presentatore: il tutto in un solo uomo, pensate.