Caso ATAC: chi si è pronunciato, cosa correggo (e cosa aggiungo)

Se si espone denuncia, ci si aspetta risposte chiare. A pronunciarsi sul caso scoppiato ieri in seguito al mio articolo, in primis, è stata proprio l’ATAC, con un comunicato:

Atac spa sta svolgendo un’indagine interna per accertare e valutare le circostanze che hanno condotto al fermo di alcuni minuti, intorno alle 9 di stamane, di un bus in servizio sulla linea 628. 
Da una prima ricostruzione, che tuttavia dovrà essere confermata dagli approfondimenti, sembra che all’origine del fatto ci sia un’accesa protesta di alcuni passeggeri che hanno contestato duramente l’autista addebitandogli la responsabilità di una lunga attesa alla fermata. 
L’autista ha cercato di riportare la calma a bordo, ma poi, pressato dalle circostanze, ha fermato per qualche minuto il mezzo per evitare che la tensione potesse degenerare. 
Dopo una breve conversazione con la centrale operativa, l’autista ha ripreso il servizio.
L’azienda, al termine dell’indagine, valuterà la coerenza di tale comportamento con i regolamenti aziendali e le norme di condotta.

E come nei temi al liceo, c’è tanto da correggere:

  • Alcuni minuti”: almeno 15, per l’esattezza;
  • Accesa protesta di alcuni passeggeri”: uno, per l’esattezza;
  • L’autista ha cercato di riportare la calma a bordo”la discussione era fuori il veicolo, dentro non c’era “da riportare calma”;
  • “ha fermato per qualche minuto il mezzo per evitare che la tensione potesse degenerare”: motivazione non data alla totalità dei passeggeri.

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Comunicato che, oltre a risultare superficiale nella ricostruzione dei fatti, contraddice l’operato dell’autista, fermatosi (pare la soluzione più logica) per riprendere egli stesso la calma, non per “riportarla”. Indagine o no, anche se protagonista di un’operazione azzardata, non è l’autista il colpevole dell’inadeguatezza del servizio pubblico. E se Paolo Graldi, ex direttore del Messaggero, propone la sospensione dell’autista, io lo correggo dicendo di sospendere i dirigenti, mai – da anni – all’altezza del ruolo che ricoprono.

Del caso si è occupata Repubblica (qui l’articolo, con relativa intervista al sottoscritto), il Messaggero (qui l’articolo) e diversi siti locali – tra cui RomaToday – e gruppi Facebook come “Roma fa schifo”. Nessuno, però, si è concentrato sul vero messaggio della mia denuncia: quello di estirpare un vertice malato, corrotto, inadeguato ed inefficiente, che regala premi lavorativi esuberanti, sforna vetture per poi non farle circolare e costringe Roma al collasso giorno dopo giorno. Ci si concentri su questo, oggi e nel futuro. Come promesso, darò voce alle lotte degli autisti che dall’interno cercheranno di contrastare il sistema. Io, dal mio canto, continuerò la mia inchiesta. Perché il disservizio ATAC non si ferma affatto qui.

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