Dalla Tessera del Tifoso alla chiusura delle Curve, la cronistoria della farsa della moralità

Roma, 7 aprile 2015. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel chiude la curva Sud per aver esposto, nel corso di Roma-Napoli“quattro striscioni, dal tenore provocatoriamente insultante” nei confronti di Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito.

Torino, 24 febbraio 2014. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel non chiude la curva dello Juventus Stadium per aver esposto, nel corso di Juventus-Torino, uno striscione con su scritto “Quando volo penso al Toro”, riferito alla strage di Superga.

Considerazione no. 1: i provvedimenti del Giudice Sportivo non sono omogenei, anzi in quanto ambigui risultano di parte.

Chiudere le curve (o meglio, quella della Roma) serve a qualcosa? Se le guerriglie avvengono al di fuori dello stadio, impedire per un turno a dei tifosi di sedersi in curva, cantare ed esporre striscioni (opinabili o meno) cosa cambia? Risposta: niente. Come non è servita a niente la mirabolante Tessera del Tifoso, utile solo ad arricchire qualche piccola società e a regalare sconti-benzina a qualche brav’uomo solitario.

Considerazione no. 2: chiudere le curve e svuotare gli stadi è inutile.

E gli striscioni? Fanno davvero così male alle persone? Certo, possono influenzare qualcuno, ma solo se proposti e riproposti ovunque da media e tv nazionali. Chi li legge, poi, non scende in piazza in preda a raptus di follia accoltellando persone a caso. Se si provasse indifferenza nei confronti di questi striscioni non sarebbe meglio? Per dire: molte curve insultano giocatori di colore avversari quando ne vantano diversi nella stessa squadra che tifano. Io, fossi “negro”, non me la prenderei. Come non me la prendo quando leggo inneggiare a Nerone. Nerone, vi rendete conto?

Considerazione no. 3: dare importanza al pensiero delle curve (e dei loro striscioni) è inutile. Alimenta solo la loro importanza.

Allora qual è il problema? È l’ordine pubblico, spesso mal gestito da prefetti, sindaci e forze dell’ordine. La stessa superficialità che ha permesso a Ciro Esposito di giungere a contatto col prevedibile attacco romano al suo pullman, o la stessa superficialità che ha permesso ai tifosi del Feyenoord di ferire a morte indisturbati la Barcaccia.

Quindi quali sono le soluzioni?

  1. Inasprire le pene per i protagonisti delle guerriglie al di fuori dello stadio (anche se non ci scappa il morto);
  2. Intensificare e migliorare la prevenzione dei disordini (con una maggior presenza delle forze dell’ordine sul campo);
  3. Rafforzare l’idea di stadio di proprietà, proprio come sta facendo la più volte attaccata A.S. Roma, così da poter gestire anche autonomamente il problema dei violenti in casa.

Lo Stato italiano – e con esso la Lega Serie A – hanno più volte dimostrato totale incompetenza a riguardo, preferendo vie ricolme della più becera demagogia e del tutto inefficienti nel lungo periodo. Se la Leardi è stata oggetto di critiche (non insulti) è perché lasciata libera di interpellare personaggi, società ed istituzioni estranee ad una questione ben più grave ignorata dallo Stato. Quella della violenza al di fuori degli stadi, non al loro interno.

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